Alla presentazione del rapporto hanno partecipato il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, il presidente dell'Abi Corrado Faissola e dal direttore della Direzione generale per la gestione del Fondo nazionale per le politiche sociali e monitoraggio della spesa sociale, Raffaele Tangorra. Le banche italiane, ha detto Faissola, «stanno pagando la crisi provocata da altri», ma in ogni caso «il credito continua ad affluire soprattutto alle famiglie». Per Faissola «il deteriorarsi della situazione economica del paese è correlata ad eventi realizzati altrove ma le sofferenze, che sono ingenti, pesano sul sistema bancario italiano». Parlando della politica economica del Governo per fronteggiare la crisi Faissola ha evidenziato come sia stata «corretta e molto apprezzata».
Il report - illustrato dal direttore centrale dell'Abi, responsabile Centro studi e ricerche Gianfranco Torriero, dal responsabile settore studi Abi, Vincenzo Chiorazzo e da Marco Fortis dell'Università Cattolica di Milano - segnala che nell'ultimo trimestre 2009 i mutui per l'acquisto di abitazioni sono cresciuti dell'8,2% rispetto al 2008, per un ammontare di circa 247 miliardi di euro. Nello stesso periodo il credito al consumo ha segnato un incremento del 6,7% a quota 113 miliardi di euro. Per effetto della crisi, tuttavia, lo stato delle sofferenze ha raggiunto l'1,19% a fine 2009, in crescita dello 0,33% sul 2008.
L'anno scorso il 58% delle famiglie italiane, circa 15 milioni di nuclei, disponeva di un reddito sufficiente per sostenere i costi di un mutuo. Situazione più difficile per le famiglie giovani e senza una casa di proprietà, in particolare nelle grandi città dove il relativo vantaggio di un maggior reddito disponibile viene contrastato dalle più alte quotazioni immobiliari.
Complessivamente emerge un buon livello di solidità delle famiglie italiane, anche se la crisi induce a monitorare con attenzione tutti i possibili fronti di vulnerabilità. Di fronte a questo, sottolinea il rapporto, le sole politiche di credito non possono fornire una risposta globale, ma sono necessarie soluzioni più specifiche. Per quanto riguarda la politica economica generale, il tema della perdita di potere di acquisto dei redditi è importante: richiede risposte tese al rafforzamento delle capacità competitive del sistema Paese e quindi delle capacità di crescita, e non meri incrementi salariali che in assenza di aumenti di produttività si tradurrebbero in recuperi effimeri.
Le politiche mirate dovrebbero includere da un lato interventi per sostenere ulteriormente soprattutto le famiglie giovani e senza casa di proprietà, cioè la tipologia di famiglia che risulta più penalizzata; dall'altro occorrerebbero politiche di investimenti nell'edilizia agevolata e misure che possano facilitare l'accesso al credito mediante la costituzione di fondi di garanzia.